Pagina:Barzini - La metà del mondo vista da un'automobile, Milano, Hoepli, 1908.djvu/276

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226 capitolo x.


Forse avremmo potuto raggiungere la barca che serve a traghettare i carri sulla strada della montagna. Doveva esservi qualche sentiero che vi conducesse. Interrogammo i mongoli, alcuni dei quali comprendevano un po’ di russo.

No, non v’erano sentieri; più a monte la riva si faceva rocciosa. Avremmo dovuto retrocedere fino alla strada percorsa da noi nella vigilia, e passare la montagna, ammesso che la montagna fosse passabile.

Vi era un altro mezzo: togliere all’automobile il magnete, e trascinarla all’altra riva. Il motore, coperto da uno strato di grasso, non ne avrebbe sofferto, a meno che l’acqua non fosse penetrata nei cilindri. Decidemmo di tentare immediatamente. Facemmo capire ai mongoli il nostro progetto. Ci occorrevano dei buoi; avremmo pagato bene, ma ci occorrevano subito. Essi accettarono. E dopo poco, volgendoci, vedemmo un gruppo di buoi arrivati, chi sa da quale parte, sotto la guida di due mandriani agitanti il lungo pungolo. A quella vista convenimmo solennemente che il mongolo è il popolo più civile e più cortese dell’universo.

Ettore, sdraiato nella sabbia calda sotto all’automobile, supino, lavorò lungo tempo. Tolse quella lamiera (noi la chiamiamo sottopancia per una certa analogia alla ventriera del cavallo) che protegge dal basso il motore e il volano, svitò accuratamente il magnete, poi coprì le parti più delicate della macchina con stracci intrisi d’olio, involse accuratamente il magnete nella sua giubba, ed alla fine si dichiarò pronto. Le funi furono attaccate all’automobile, ed i buoi alle funi. E incominciò una singolare navigazione al rimorchio su quei trecento metri d’acqua.

Con i buoi e l’automobile entrarono nell’Iro tutti i mongoli; alcuni a piedi, altri a cavallo, a due, a tre per groppa. Anche le donne inforcarono le selle per seguire il corteggio nautico. Il Principe ebbe una cavalcatura a sua completa disposizione. Io, sopra un altro cavallo, stavo per iniziare tranquillamente il guado, ed ero tutto intento a sollevare la macchina fotografica al di sopra