Pagina:Barzini - La metà del mondo vista da un'automobile, Milano, Hoepli, 1908.djvu/30

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xx introduzione


piccole usure e i lievi spostamenti cagionati dalle fatiche del giorno, ma cercando di prevedere e di prevenire, con sagacia e ingegnosità, le possibili “pannes„ dell’indomani.

Questo il lavoro normale, dopo le poche ore di sonno rubate alla durezza dei pavimenti, dopo il cibo preso in fretta, con i piedi sul predellino, mentre la macchina sobbalza da una carreggiata nell’altra: ma poi di tanto in tanto si aggiungeva per Ettore il lavoro del guidatore.

O che egli mi sostituisse al volante per concedermi riposo, o che le difficoltà della strada richiedessero che io da terra lo guidassi nel passaggio di tratti troppo ardui per essere affrontati dall’alto della vettura. Ed anche come guidatore egli fu insuperabile.

Si ricorda, Barzini, quante volte nel salire sui ponti, o nel traversare i brevi istmi di terreno asciutto sulle strade impantanate, ero obbligato, dopo esaminato il terreno, di segnare a Ettore con i ciottoli o con i rami il punto preciso dove doveva passare la ruota della vettura?

E rammenta la meravigliosa precisione dell’atto rapido con il quale la macchina, accelerata al massimo per non pesare e non rischiare d’impuntarsi, senza esitanza balzava sul tavolato del ponte o saltava fuori dalla pozza di fanghiglia nera e vischiosa?

E non ostante la forte coscienza del suo valore e della sua capacità — o forse per questo — Ettore conservava nelle difficoltà, nelle fatiche, nei pericoli e nelle intemperie (Le risovvengono le eterne giornate di pioggia e fango che abbiamo attraversate?), nei trionfi e nelle apoteosi — che l’atto di cui era così gran parte provocava — egli conservava la stessa serenità, la stessa modestia, lo stesso inalterato buon umore e l’operosità costante e la incrollabile fiducia nel successo. E io che già lo avevo compagno di dieci anni d’automobilismo, non sempre facile e piano, che già l’avevo amico provato e caro, gli ho confermato, per sempre, la più viva e la più cordiale amicizia, la più profonda gratitudine.

Ettore Guizzardi è un bell’esempio di lavoratore educato e cosciente.