Pagina:Barzini - La metà del mondo vista da un'automobile, Milano, Hoepli, 1908.djvu/304

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254 capitolo xi.


Passavamo attraverso a villaggi completamente nuovi, color legno fresco, che tramandavano l’odore di resina dei tronchi tagliati da poco alla foresta. Molti contadini, gli ultimi arrivati, erano ancora intenti a costruirsi la casa, e lavoravano alacremente per averla pronta ai primi freddi. Anche lontano dalla strada, qua e là per la valle, e sul fianco delle colline, in mezzo al verde, scorgevamo altri paeselli dai quali s’innalzava lo snello campanile bianco della piccola chiesa. Si lavorava sui campi. Incontravamo teleghe cariche di foraggi. Branchi di cavalli e di buoi pascolavano nell’interno stesso dei villaggi; noi portavamo in quelle mandrie uno scompiglio tumultuoso. Cavalli e buoi fuggivano scalpitando avanti all’automobile; i bambini, dei cui giuochi la strada era lieta, rientravano nelle case atterriti; le donne, il capo avvolto in fazzoletti rossi e i piedi nudi, si precipitavano a mettere in salvo le galline, le oche e i maiali, tutti quei loro tesori viventi, senza nemmeno spender tempo a guardare quale pericolo li minacciasse. Erano gridi, starnazzamenti, nitriti, abbaiamenti di cani, tutti i rumori d’un villaggio in allarme. Solo gli uomini rimanevano immobili e silenziosi; storditi dalla strana e fugace apparizione ristavano dal lavoro, e ci salutavano rispettosamente scoprendo la lunga chioma bionda, ed inchinandosi. Essi non comprendevano, e si facevano umili avanti a quell’ignota potenza. Chi è potente può nuocere: salutarlo è un dichiararsi alleato....

In certi momenti il paesaggio acquistava aspetti pittoreschi: ora dei piccoli stagni, solcati da battelli pescherecci, rompevano con le rive sinuose la distesa dei campi e mettevano sulla pianura luminose macchie di cielo; ora dei limpidi corsi d’acqua si internavano in quei meandri ombrati da salici grigi, per muovere le ruote dei solitari mulini. Su quella strada incontrammo ancora delle traccia dell’Asia, gli ultimi segni della sua ritirata avanti all’invasione bianca. Incontrammo degli obo, come nel deserto.

Non erano obo mongoli, ma buriati. La differenza è minima. Il buriato non è che un mongolo russificato a metà. Parla russo, veste da mujik, porta berretto e stivali mongoli, abita l’isba, crede