Pagina:Barzini - La metà del mondo vista da un'automobile, Milano, Hoepli, 1908.djvu/331

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sulle rive del baikal 279


qualche cosa al mondo più greve d’una grande fatica: ripeterla. Superare delle difficoltà per tornare indietro è umiliante; senza contare che una strada cattiva e nota è doppiamente noiosa: le manca il valore della novità — a meno che non si consideri nuovo il fatto di trovare in discesa quel che era in salita e in salita quel che era in discesa. Il cielo era divenuto bianco ed eguale; si era annuvolato insensibilmente; si sarebbe detto che preparasse piano piano una buona nevicata. Spirava un vento freddo, e il lago era tomato a muovere le sue ondate, bianche come il cielo. Il ponte sfondato ci procurò molto lavoro per riaccomodarlo alla meglio, ed una certa apprensione per attraversarlo: ma in fondo si lasciò superare abbastanza docilmente anche lui. E nelle prime ore del pomeriggio eravamo di nuovo a Missowaja, ospiti ancora dell’ottimo Starosta che ci ricevè cordialmente come la prima volta. Spedimmo subito il dispaccio al Governatore generale della Siberia chiedendo il permesso di percorrere la strada ferrata. E non ci rimase che aspettare la risposta.

Aspettare a Missowaja significa gustare le amarezze della deportazione. Avevamo, confessiamolo, poca fiducia nella rapidità di quella risposta. Il Governatore avrebbe dovuto consultare dei funzionari, a tempo e luogo, seguire una procedura, rimettere forse la questione a Pietroburgo; lassù il Ministero dell’Interno avrebbe passato la “pratica„ a quello delle Comunicazioni, nel quale un Consiglio superiore avrebbe incaricato un commissario di studiare la cosa e di fare un rapporto.... Ci pareva di esserci messi di fronte alla più grave delle difficoltà, ad un ostacolo immenso contro il quale erano inutili tutti i quaranta cavalli di forza dell’automobile e tutte le energie delle quali potevamo disporre, ad una specie di montagna immensa, grigia, molle, avanti alla quale non si può fare altro che aspettare, domandare soccorso al tempo e alla pazienza. Così ci appariva la Burocrazia. Avevamo torto. La Burocrazia russa ha compiuto per noi dei miracoli di celerità e d’indipendenza, durante tutto il nostro viaggio, da una dogana all’altra dell’Impero.