Pagina:Barzini - La metà del mondo vista da un'automobile, Milano, Hoepli, 1908.djvu/378

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324 capitolo xiv.


Dobbiamo confessare che, con tutte le nostre cautele, la quantità di teleghe rovesciate era esorbitante. I cavalli avevano paura anche se l’automobile stava ferma; vedevano in essa chi sa quale belva divoratrice. E le teleghe, vetture strette per passare per tutto, alte per guadare, e leggiere per non affondare nel fango, hanno tutti i requisiti necessari per rovesciarsi con la massima facilità. Per di più i cavalli di contadini in Siberia non hanno morso; portano soltanto una sottile capezza. Aggiungete a tutto questo la stupefazione degli uomini. Essi si preoccupavano di una cosa sola: di capire che diamine fosse quel grosso mostro grigio oscillante e sobbalzante sulla strada. Non udivano niente, nè avvertimenti, nè consigli, e molto spesso dovevamo fermare, scendere, prendere i loro cavalli per la capezza, e condurli lontano.

Incontrammo una diligenza postale — un grosso tarantas — nella quale tutti, passeggeri e cocchiere, dormivano profondamente. I tre cavalli, spaventati, si trovarono d’accordo in una decisione prudente: quella di tornare indietro. Nessuno si svegliò. Sorpassammo il tarantas senza inconvenienti, e dopo vari chilometri, dalla vetta d’una collina, lo rivedemmo lontano, dietro a noi, che continuava a rifare tranquillamente trotterellando la strada già fatta; e non potemmo trattenerci dal ridere pensando alla sorpresa dei passeggieri e di quel cocchiere risvegliandosi dopo tanto cammino alla stessa stazione di posta dalla quale erano probabilmente partiti.

Spesso delle grandi mandrie di buoi o di cavalli riempivano la strada, e dovevamo aspettare che tutti gli animali passassero uno per uno, diffidenti, paurosi, restii, spinti dal pungolo dei mandriani galoppanti qua e là per rimbrancare le bestie che fuggivano. Non mancava varietà al nostro cammino. Per molti chilometri ci trovavamo fra boscaglie deserte, odoranti di resina. Ci sembrava di passare nel viale d’un immenso parco; tutto era in fiore, e i prati e le radure avevano ombre silenziose e invitanti. Quando vedevamo da lungi una valletta eravamo sicuri di trovarvi un villaggio.