Pagina:Barzini - La metà del mondo vista da un'automobile, Milano, Hoepli, 1908.djvu/400

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344 capitoli xv.


i piccoli incidenti del cammino, la comica sorpresa dei mujik, lo spavento dei cavalli, l’arrivo in mezzo a mercati rurali nei quali gettavamo il più buffo disordine, non riuscivano più a distrarci, a farci parlare. Eravamo accigliati, e quasi pieni di rancore.

Qualche volta si finisce per provare del vero risentimento verso la fatalità come verso un nemico. Noi ci sentivamo perseguitati, quasi che una volontà maligna mettesse gli ostacoli sulla nostra via. Perchè non erano ostacoli inevitabili come le montagne di Kalgan, come il corso dell’Iro; no, erano difficoltà che potevano non esistere un’ora prima del nostro passaggio, e non esserci più un’ora dopo. Sembravano disposte una dopo l’altra per stancarci, per ritardarci, per esasperarci. Eravamo nella stagione della siccità abituale, e non cessava di piovere. Quelle strade avrebbero dovuto essere eccellenti, ed erano impassabili; una giornata di sole le avrebbe rese buone, e il sole non veniva. I nostri calcoli, le nostre previsioni, erano sconvolti. Avevamo immaginato di potere andare da Krasnojarsk a Tomak in un giorno, e avremmo dovuto impiegarne tre, forse quattro. La Siberia dimostrava una specie di ostinazione a non lasciarci passare. E noi sentivamo cambiarsi in ostinazione la nostra volontà. L’ostinazione non è che volontà irritata.

Verso le nove giungemmo in riva ad un fiume, il Kemtschug — un confluente del Tschulym, che alla sua volta è un confluente dell’Obi — presso ad un piccolo villaggio che porta il nome di Grande: “Bolshaja„.

Domandammo del battello, il consueto paravieda che traghetta le teleghe.

— Era qui — ci risposero i contadini accorsi intorno a noi — ma la piena lo ha travolto ed affondato. È andato ad affondare mezza versta lontano.

Domandammo se v’era un ponte nelle vicinanze. I paesani traversavano il fiume sopra una debole passerella larga due palmi, sulla quale era già pericoloso rischiarsi a piedi:

— C’era un ponte — ci risposero — ma la piena lo ha distrutto.