Pagina:Barzini - La metà del mondo vista da un'automobile, Milano, Hoepli, 1908.djvu/414

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356 capitolo xvi.


messe di traverso, degli animali vagabondi, e dove il fango è profondissimo, affondavamo con una frequenza esasperante, e rimanevamo a lungo impantanati fra le isbe.

A Tomsk, un funzionario degno di fede raccontava a Pietro Leroy-Beaulieu, il noto studioso della Russia contemporanea, di un bue che si era annegato nel fango avanti alla porta di casa sua all’epoca del disgelo. Cito un’autorità perchè il fatto potrebbe sembrare incredibile, mentre non ha proprio nulla di eccessivamente straordinario. Basta attraversare la Siberia per accorgersene. Nel fango dei villaggi annegava la nostra pazienza. Gli abitanti, per formarsi un transito, mettono delle passerelle di tavole lungo le case, dei marciapiedi caratteristici, indispensabili; e per facilitare il passaggio ai veicoli, gettano sulla mota delle fascine, dei rami d’albero, della paglia; ma questi riempiticci, se sostengono il piccolo peso delle carrette siberiane, cedevano completamente sotto la mole dell’automobile. Certe strade, le migliori senza dubbio, hanno tronchi d’albero messi di traverso, gli uni vicino agli altri, una pavimentazione primordiale che trovavamo talvolta anche lontano dai villaggi, sulla quale la nostra povera macchina sussultava e pareva dovesse sfasciarsi ad ogni istante. Nei villaggi, per fortuna, vicino al male trovavamo il rimedio, e il rimedio era la popolazione, sempre benigna verso di noi, volonterosa, pronta ad aiutarci.

Se veramente i mujik fossero quei ladri che si dice, avrebbero potuto tranquillamente svaligiarci cento volte. Noi abbiamo trovato in loro degli amici pieni di bonarietà, di abnegazione, di semplicità, intelligenti e infaticabili. Vedendoci a spingere la macchina, s’univano a noi, senza incoraggiamenti, e spingevano. Si chiamavano l’uno con l’altro per darsi man forte. In cinque minuti tutta la popolazione era intorno all’automobile — della quale non si vedeva più, fra la calca, che la sommità del bagaglio e la bandiera, al disopra d’una confusione di copricapo di pelo, di berretti a piatto, di capigliature bionde. Qualche donna opinava che il nostro carro fosse mosso dal diavolo e si faceva ripetuti