Pagina:Barzini - La metà del mondo vista da un'automobile, Milano, Hoepli, 1908.djvu/44

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2 capitolo i.


menti delle ultime ventiquattr’ore per indovinare la ragione d’una così urgente chiamata.

Il giornale aveva bisogno del suo “inviato speciale„? Era scoppiata qualche guerra? No; persino il Venezuela da sette giorni godeva una perfetta tranquillità. Una rivoluzione? Neppure; faceva troppo freddo; le rivoluzioni s’iniziano con la buona stagione; sbocciano coi fiori; non è che alla fine di Aprile che le redazioni ricevono quel primo segno d’un periodico risveglio della Libertà fra i popoli, rappresentato dal noto telegramma: “Una banda bulgara (o greca) ha massacrato gli abitanti di un villaggio greco (o bulgaro) ecc.„ Qualche disastro impreveduto, allora? I disastri non hanno stagione....

Avevo torto, trascinato dall’ardore professionale, a fare delle previsioni catastrofiche. Non era successo proprio nulla di grave, sopra nessun emisfero. Quando entrai, saturo di legittima curiosità, nell’ufficio che rappresenta il cervello del nostro giornale, trovai il Direttore perfettamente tranquillo e sereno. Mi porse un numero del Matin, mi additò nella prima pagina, sotto ad un titolo enorme, alcune parole, e mi chiese:

— Che ne pensa?

Guardai, e lessi questo sorprendente invito:

C’è qualcuno che accetti di andare, nell’estate prossima, da Pechino a Parigi in automobile?

Rilessi, e provai un senso di ammirazione verso l’ignoto autore d’un simile progetto. Doveva essere per lo meno un gran romanziere.

— Che ne pensa? — ripetè Albertini.

— Magnifico!

— Attuabile?

— Ah, questa è un’altra cosa. Ma anche se non riescisse, il tentativo sarebbe pieno d’interesse....

— E lei consentirebbe a parteciparvi?

— Con molto piacere.

Passammo alcuni minuti a sfogliare i numeri successivi del