Pagina:Barzini - La metà del mondo vista da un'automobile, Milano, Hoepli, 1908.djvu/449

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sulla steppa 391


naturalmente, fu la prescelta dal Comitato della corsa a Parigi. Essa è la seguente: Omsk, Kurgan, Tscheljabinsk, Ufa e Kazan, e segue presso a poco la ferrovia. Ma il Comitato russo formatosi a Pietroburgo per patrocinare la corsa, consigliava di seguire la via più lunga perchè migliore, di andare cioè a Kazan per Tjumen, Jekaterimburg, Perm. Questa via gira al nord salendo fino al 58° grado di latitudine mentre l’altra arriva appena al 55° grado. Quel grande arco boreale di tre gradi di raggio non ci seduceva veramente come la linea retta che, dicono almeno i geometri, è la più corta. Ma ci rimettemmo alla sapienza del Comitato di Pietroburgo, il quale ci aveva fatto pervenire degli splendidi tracciati stradali, disegnati apposta per noi. Su questi tracciati, il solo itinerario prescelto a Pietroburgo era svolto interamente con i profili altimetrici e le distanze in verste fra villaggio e villaggio. Un lavoro di pazienza che ci fu estremamente utile. Ci sentivamo riconoscenti di questi aiuti efficaci del Comitato di Pietroburgo, ai quali si aggiungevano le cortesie infinite dei comitati minori, sorti nelle città principali per riceverci. Dovunque ci sentivamo circondati da una franca e spontanea cordialità: si sarebbe detto che i russi, non potendo togliere gli ostacoli e i pericoli dalle loro strade, facessero di tutto perchè ce li dimenticassimo.

Il giorno 16 ricevemmo la notizia che le De Dion-Bouton erano giunte a Marinsk.


Fummo pilotati fuori da Omsk, alle tre del mattino del 17, da un’automobile antica, minuscola, piuttosto simile ad una carrozzella da bébé, raro cimelio dell’automobilismo siberiano. Era montata da due dei nostri più recenti amici, membri del Comitato d’Omsk. Uno di essi, un simpatico svedese di statura colossale, indossava una strana impermeabile bianca che per la cuffia arricciata ai bordi aveva tutta l’apparenza d’un abbigliamento femminile. Egli sarebbe sembrato una signora in sortie de bal, se volgendosi non avesse mostrato, fuori della cuffia da dòmino, la più imponente delle barbe.