Pagina:Barzini - La metà del mondo vista da un'automobile, Milano, Hoepli, 1908.djvu/521

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dal volga alla moskwa 459


— Ma che abbiamo fatto, dopo tutto?

Attraversiamo così il sobborgo Novaya Andronovka, ed entriamo per la barriera Rogojskaja. Uno speciale servizio di polizia mantiene la strada sgombra dalle vetture. Velocemente c’immergiamo nel cuore della città, dove troviamo la calma. I saluti si fanno silenziosi. Per grandiosi boulevards arriviamo finalmente presso le superbe mura vetuste del Kremlino, dove la gente non ci conosce più, e si ferma a guardare con aria interrogativa il nostro corteo, certamente meravigliandosi che tante belle automobili siano precedute da una così brutta e sporca, montata da gente ancora più sporca.

Scendiamo all’albergo, e cadiamo subito in una dolce prigionia. Il Comitato della corsa s’impossessa di noi. Esso vuole festeggiarci, e occorrono almeno due giorni di tempo per farlo coscienziosamente. La nostra stanchezza non ci rende ribelli all’ukase del Comitato.

— Ebbene — ci diciamo consultandoci sul programma futuro — fermiamoci. Cercheremo di non cedere alle seduzioni di futuri riposi. Fileremo da Mosca su Parigi!

E Pietroburgo? Anche Pietroburgo ci aspettava. L’itinerario della corsa, è vero, escludeva la capitale russa, troppo lontana. Con la scelta della strada di Perm e con l’andata a Pietroburgo allungavamo il percorso di settecento chilometri almeno. Ma il Comitato di Pietroburgo, che aveva sorvegliato la distribuzione dei depositi di benzina, che aveva fatto fare rilievi stradali, che aveva organizzato sottocomitati in tutte le grandi città per riceverci e confortarci, si era reso il più utile di tutti i Comitati, e non potevamo trascurare il suo invito. Saremmo dunque andati a Pietroburgo, ma per non rimanervi che poche ore. Perchè poi c’era Berlino, da dove avevamo ricevuto telegrammi d’invito fino da quando eravamo a Tomsk....


Mosca ci offrì ad un tempo tutti quei pranzi, quelle cene e quelle colazioni che ci mancarono durante il viaggio. Le nostre