Pagina:Barzini - La metà del mondo vista da un'automobile, Milano, Hoepli, 1908.djvu/536

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472 capitolo xxi.


di Kazan, che s’è stemprato presto nello sforzo, e un po’ nostra, poiché abbiamo accumulato il peso di tutte le pneumatiche di ricambio a tergo dell’automobile, aumentando così la fatica delle molle. A Mosca ci eravamo forniti di una molla di ricambio, ma, al momento di sostituirla a quella rotta, ci accorgiamo che è d’un paio di centimetri troppo corta. Io non so quale miracolo Ettore abbia compiuto: il fatto è che egli, sforzando la cerniera dell’attaccatura delle molle alla parte posteriore dello châssis, è riuscito ad applicare la molla nuova. È un po’ troppo tesa, non lavora in posizione normale, si abbassa più dell’altra, ma infine ci permette di continuare il viaggio. Per diminuire la sua fatica, spostiamo le gomme di ricambio e il bagaglio, che accumuliamo sopra un sedile posteriore (il mio sedile), ed eccoci ancora tutti e tre, come in Mongolia e in Transbaikalia, rumiti sul davanti della vettura: il posto del montatoio ritorna in onore.

Attraversiamo Luga, dispersa per graziose pinete, città che pare fatta di villini quasi nascosti fra gli alberi, pittoresca, seducente: si direbbe una città di gente che cerchi dei tranquilli e discreti rifugi. Una città da innamorati. Nel pomeriggio giungiamo a Pskow, cinta di boschi folti.

Della gente sulla strada ci aspetta. Vi troviamo un gentile governatore che c’invita, dei signori che ci offrono una breve villeggiatura in un castello vicino, e una quantità di brave persone che fanno di tutto per trattenerci almeno a pranzo, almeno a bere un bicchiere. È impossibile; si fa tardi. L’ospitalità russa è tale che se accettassimo tutti gl’inviti non giungeremmo a Parigi che fra molti anni.

Proseguiamo, riprendendo velocità nei rari intervalli di spiovuta: intendiamo passare la notte a Dwinsk, a 500 verste da Pietroburgo. Ci accorgiamo che è giorno di festa nella regione. I contadini azzimati ritornano dai paesi, cantando, alle loro casupole disperse. Incontriamo interminabili file di carri gremiti di donne abbigliate vistosamente; quei veicoli somigliano già più