Pagina:Barzini - La metà del mondo vista da un'automobile, Milano, Hoepli, 1908.djvu/548

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482 capitolo xxii.


tualità. Ufficialmente eravamo ancora in viaggio per Berlino, e il programma di banchetti rimaneva intatto per l’indomani. Soltanto, il solenne ingresso era irrimediabilmente raté.

Il viaggio da Preussen Stargard era stato delizioso, sotto un cielo smagliante, sereno, che da molto tempo non vedevamo così puro. Eravamo stati perseguitati dalla pioggia quasi per sei settimane. E quella fu anche la prima giornata, da quando avevamo lasciato la Mongolia, nella quale pur nelle prime ore del mattino non soffrimmo il freddo. Scendendo velocemente verso il sud ci sentivamo immergere nei tepori dell’estate. Quale sensazione nuova e gradita era in quel ritorno in un’atmosfera nostrana!: una dolcezza di rimpatrio. Con grande gioia avevamo deposto le pellicce fra i bagagli.

Dalle sei alle undici corremmo ininterrottamente a sessanta chilometri all’ora, godendoci l’infinita poesia di quelle campagne coperte di messi e di fiori, cosparse di boschetti fra i quali spuntavano tetti acuminati e rossi di villaggi avvolti dall’ombra e dalla quiete.

Quante cittadine abbiamo attraversate non so più: continuava per noi la fantastica confusione di cose appena vedute e scomparse, d’immagini passate come un baleno avanti ai nostri occhi nella fuga vertiginosa che faceva ronzare il vento alle nostre orecchie.

Filari d’alberi si rincorrevano ai fianchi della strada, spesso carichi di frutta. E la strada s’ingolfava talvolta nel folto di foreste che ci rammentavano la taiga. Erano pinete che tramandavano, scaldate dal sole, il loro profumo d’incenso. Rientravamo allora per poco tempo nella natura selvaggia. Qualche daino snello attraversava, balzando, la strada, come ne avevamo visti nei boschi degli Urali. Ma dopo pochi minuti l’ombra si squarcia, e la foresta sparisce lontano. Lo sguardo nostro spazia sui campi soleggiati dove mietono contadini dai cappelli adorni di lunghi nastri in segno di festa. È la festa pagana del raccolto. Passano enormi carri colmi di covoni di fieno, sui quali sobbalzano liete comitive sollevanti le falci scintillanti.