Pagina:Barzini - La metà del mondo vista da un'automobile, Milano, Hoepli, 1908.djvu/559

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avvicinando la mèta 493


Pallido, immenso, scintilla serpeggiando il magico fiume, sulle cui rive, in un’azzurra bruma, si erge una selva di cuspidi e di torri: è Colonia, dominata dai due giganteschi pinnacoli gemelli della sua cattedrale.

Ai piedi della collina siamo attesi da soci dell’Automobile Club Imperiale e da vari nostri connazionali, ed entriamo in Colonia con un largo corteggio di automobili. Attraversiamo il Reno, veloce e limpido, sul ponte di barche, corriamo per ampi boulevards e siamo condotti alla sede del Club, dove troviamo una sontuosa colazione, condita da numerosi brindisi, ai quali Borghese risponde con un discorso che credo sia il suo cinquantesimo da quando entrammo in Europa: dal che si vede che per fare una corsa in automobile da Pechino a Parigi, è necessario non soltanto essere automobilista, ma anche oratore.

Alle tre ripartiamo. Il veloce pilota del mattino riprende nuovamente la testa con l’intenzione di mostrarci la strada per Aquisgrana; ma al vicino villaggio di Müngersdorf l’estrema sua velocità lo conduce ad assalire una casa e ad entrarvi demolendone una parete, fortunatamente senza danni alle persone. Io non so precisamente come il fatto sia avvenuto; arrivando al villaggio troviamo l’automobile-pilota rivoltata, vicino alla casa sventrata che mostra la modesta mobiglia per una enorme breccia, e l’automobilista tutto sorridente, imperterrito davanti all’ira dei contadini accorsi, che ci dice con aria soddisfatta, indicando la rovina:

Messieurs! Regardez ce que j’ai fait!

Continuiamo dunque da soli, dopo aver scambiato cordiali saluti con altri soci dell’Automobile Club che ci hanno seguito fino a Müngersdorf.

La notizia del nostro passaggio è telegrafata a tutti i paesi: molta gente ci grida “addio„. In qualche cittadina i maestri hanno fatto schierare le scolaresche fuori delle scuole per vedere l’automobile che viene da Pechino, ottimo incentivo per lo studio della geografia. La chiara e gaia voce dell’infanzia ci saluta. File di scolarette bionde battono le mani con entusiasmo.