Pagina:Barzini - La metà del mondo vista da un'automobile, Milano, Hoepli, 1908.djvu/65

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la partenza 23


stati restituiti a Pechino ai soli partenti. Per il resto, il Matin aveva già fatto una comunicazione esplicita: “Non vi sono formalità alle quali assoggettarsi, nè regolamenti dei quali imbarazzarsi. Si tratta di partire da Pechino per Parigi in automobile, e d’arrivare„.

La macchina scelta dal principe fu una del comune tipo italiano 24-40 HP. Al motore e allo chassis non furono portate modificazioni. Soltanto gli angoli del telaio e le molle vennero rinforzati, e la macchina fu montata su ruote più alte e più forti delle ordinarie. Per offrire una maggiore resistenza agli affondamenti si munirono le ruote di pneumatici del massimo diametro, della fabbrica Pirelli di Milano. Il Principe teneva che tutto nella automobile fosse italiano. La carrozzeria consisteva in due sedili anteriori, per Borghese e il meccanico, e in un sedile posteriore per me. Ai lati del mio sedile erano assicurati, con cerchi di ferro, due lunghi serbatoi cilindrici per la benzina, capaci di 200 litri ognuno. Dietro al sedile, un cassone a credenza, come quelli dell’artiglieria, per gli attrezzi e i pezzi di ricambio. Sul cassone un alto serbatoio a cilindro destinato all’acqua. I bagagli dovevano essere assicurati con delle corde sopra al cassone e al serbatoio dell’acqua. La mancanza di spazio, e la necessità di non aggravare la parte posteriore dell’automobile già troppo pesante, ci costringeva a ridurre i bagagli al minimo necessario: circa 15 chilogrammi per persona. Un serbatoio per l’olio, capace di 100 litri, era allocato sotto al mio sedile, e comunicava coll’esterno per mezzo d’un tubo di scarico munito di rubinetto. Sotto ai sedili anteriori, un gran ripostiglio era destinato alle provviste da bocca, consistenti in gran parte in carne di Chicago. Una singolarità dell’automobile erano i parafanghi, formati da quattro lunghe e solide tavole ferrate, tenute ai montatoi da una giuntura a cerniera, facili a smontarsi, e destinate a servire da passerella sui fossetti e sopra ai terreni paludosi e le sabbie. Nell’insieme la nostra macchina, così dissimile da tutte le automobili che si vedono per il mondo, aveva un’apparenza singolare e formidabile. Pareva una macchina