Pagina:Barzini - La metà del mondo vista da un'automobile, Milano, Hoepli, 1908.djvu/86

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44 capitolo iii.


scendere, salire, camminare inclinata, a seconda delle lievi asperità e delle ondulazioni del terreno; solcava la sabbia con molleggiamenti felini. ”Mi piacciono — esclamava Don Livio — questi moti da belva!„. Ma la belva, a tratti, pareva volesse scuoterci di dosso, e dovevamo abbrancarci con tutte le forze. Vedevamo fra i nostri piedi girare turbinosamente l’asse del cardano non nascosto da nulla; ci trovavamo a contatto diretto con la macchina; e sotto a noi fuggiva la strada confusamente, simile ad uno scorrere vertiginoso di nastri. Il volano, con quel suo girare così rapido che produce un suono musicale, rasando il suolo ne soffiava via la polvere che saliva a nembi fra gli assi, fra le trasmissioni, e c’investiva dal basso, ci avvolgeva. Non si poteva correre molto, e il motore si riscaldava. L’automobile è come quei cavalli vigorosi e vivaci che trattenuti dal morso sudano, sbuffano, soffrono, e che lasciati galoppare sembra si riposino. Anche le resistenze della sabbia affaticavano il motore. Simile ad un alito, sfuggiva il vapore soffiando dalla chiusura del radiatore. Dovevamo fermarci a immettervi acqua fresca. Ne domandavamo ai contadini, ed essi l’attingevano per noi ai pozzi numerosi, vicino alle loro casupole di fango — a quelle abitazioni povere della campagna cinese che si rannicchiano all’ombra di grandi alberi come in cerca di pace, e che, circondate dal lavoro e dalla prosperità dei campi, hanno una così invidiabile aria di soddisfazione e di riposo. Con i secchi portati a bilancia sulle spalle, i contadini arrivavano, senza fare più attenzione all’automobile che se si fosse trattato d’un mulo.

Attraversavamo villaggi, sporchi e rumorosi, brulicanti di gente seminuda: il costume estivo del cinese povero consiste spesso unicamente in un paio di brache e in un ventaglio. Domandavamo passando il nome del paese, per essere sicuri di non battere falsa strada:

— Questo è Örr-li-tien?

La gente s’inchinava in segno d’assenso, ed approvava con ingenua contentezza la perspicacia delle nostre parole battendo il