Pagina:Barzini - Sui monti, nel cielo e nel mare. La guerra d'Italia (gennaio-giugno 1916), 1917.djvu/14

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4 cadorna


sierosi, preoccupati, con fasci di rapporti sotto al braccio, dei generali che arrivano dai comandi sulla fronte, un po’ stanchi, accigliati, assorti, meditabondi, varcano ad uno ad uno quella soglia, rigidamente annunziati da un ufficiale d’ordinanza, e ricompaiono trasfigurati, armati di una non so quale forza nuova, con una certezza negli occhi, con una fermezza serena nel viso, la fronte alta e come schiarita. Il loro gesto in risposta al saluto degli ufficiali di servizio è pronto ed energico, quasi gioviale, e si allontanano con un passo fermo e urgente. Le loro preoccupazioni sono dissipate, i loro dubbi sono svaniti, si sente che ognuno di loro ha trovato oltre quella porta magica la soluzione del suo problema, l’indicazione della sua via, verso la quale s’incammina con la fretta di una decisione, e che una visione limpida, precisa, sicura del suo còmpito ora lo muove, lo anima, lo slancia.

Hanno parlato con Cadorna.

Cadorna è il mago vivificatore di tutte le energie. Prima ancora di arrivare a lui si ha il sentimento della sua presenza formidabile per quella espressione che è sui volti di chi lo ha ascoltato. Egli si annunzia, come una fiamma, dai riflessi. Sono riflessi della sua fede, della sua volontà, della sua scienza, che brillano negli occhi di coloro che il dovere ha condotto alla sua presenza.

La presenza di quest’uomo non è soltanto