Pagina:Barzini - Sui monti, nel cielo e nel mare. La guerra d'Italia (gennaio-giugno 1916), 1917.djvu/32

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22 problemi inattesi della guerra


commozione e una fierezza profonde quello che von Wiegand, l’intervistatore del Kronprinz e di Hindenburg, l’esaltatore degli Imperi Centrali, ha scritto tornando dal campo austriaco sull’Isonzo «col cuore gonfio di ammirazione e di stupore per le magnifiche qualità e il meraviglioso impeto del soldato italiano». I giornali di Vienna e di Berlino pubblicano corrispondenze che, pure intendendo magnificare lo spirito di resistenza e di sacrificio degli austriaci, fanno un solenne riconoscimento dello stupendo eroismo italiano e appaiono tutte pervase da un senso di scoramento e di sfiducia.

Pochi eserciti hanno dato prova di una attività più intensa e più costante del nostro. La guerra nostra è la più combattuta delle guerre. La solidità morale che deve possedere una truppa per andare all’assalto di posizioni quasi inespugnabili è enorme; ma quale prodigiosa forza d’animo non è necessaria per tornare all’assalto delle stesse posizioni, ancora e ancora, di notte e di giorno, per settimane con impeto sempre eguale, sloggiando il nemico più e più volte da solide fortificazioni campali, conquistando qualche palmo di terreno ad ogni balzo, retrocedendo per un nuovo slancio, arrivando solo dopo innumerevoli tentativi ad aggramparsi disperatamente alle trincee espugnate e tenerle, e resistervi in una tempesta di fuoco? È così che il nostro