Pagina:Barzini - Sui monti, nel cielo e nel mare. La guerra d'Italia (gennaio-giugno 1916), 1917.djvu/40

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30 problemi inattesi della guerra

altre armi e senza altra protezione che il suo valore e il suo impeto. Sono i soldati e non le granate che alla fine debbono prendere le posizioni: prenderle con lo sforzo massimo del loro corpo e della loro volontà, nella maggiore pienezza del pericolo, in un’atmosfera di morte.

Mille cose soccorrono, proteggono, rafforzano e amplificano l’attività di una difesa organizzata; l’offensiva invece, nella fase suprema e definitiva dell’azione, si spoglia e si espone, fragile, vulnerabile, eroica. In un dato istante tutte le risorse della tecnica militare, tutti i progressi dell’armamento, tutti gli ausilî dell’industria, tutte le ingegnosità dei ripari, vengono a trovarsi da una parte sola: dall’altra, nella fase critica la lotta è ridotta alla semplicità primitiva del gesto umano.


Lo squilibrio fra attacco e difesa è divenuto enorme. Con le armi moderne, che in venti anni hanno quadruplicato la rapidità del tiro e raddoppiata quasi la portata, con la possibilità di concentrare istantaneamente ad un segnale telefonico il fuoco di innumerevoli cannoni sopra un solo punto, con il largo uso di mitragliatrici che lanciano precise raffiche di piombo non esponendo che pochi uomini per la loro manovra, con l’ostacolo dei reticolati che la grande produzione metallurgica permette di stabilire illimitatamente, con il getto di alti esplosivi nelle forme più varie, con i gas