Pagina:Barzini - Sui monti, nel cielo e nel mare. La guerra d'Italia (gennaio-giugno 1916), 1917.djvu/42

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32 problemi inattesi della guerra


neva fermamente che un assalto rapido, denso, a grandi masse, a ondate incessanti, risoluto, incurante delle perdite, dovesse finire infallidmente per sopraffare una resistenza di trincea. La rapidità avrebbe diminuito il periodo critico delle massime perdite, la densità avrebbe compensato via via i vuoti e mantenuto l’impeto, e il sopraggiungere continuo di nuove masse avrebbe sfinito, sopraffatto e schiacciato l'ultima opposizione nemica. Così assalirono le linee franco-inglesi i tedeschi nella battaglia di Fiandra. Furono colonne e colonne serrate, furono valanghe di uomini che si precipitarono con magnifico ardimento, cantando, a dissolversi in uragani di piombo. Quando arrivavano alle trincee erano così assottigliate e stanche che il contrattacco le rovesciava indietro. Allo stesso modo si erano dileguati alcuni dei migliori reggimenti coloniali francesi sulla fronte dell’Aisne.

Furono necessarie queste stragi per accorgersi che il principio della marea umana aveva fatto il suo tempo.