Pagina:Barzini - Una porta d'Italia col Tedesco per portiere, Caddeo, Milano, 1922.djvu/104

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Non si è capito che una direzione unica per la sistemazione delle terre annesse era assurda e che le idee dei migliori trentini sulle loro questioni, pur non concordando affatto con quelle dei triestini e degli istriani, potevano essere perfettamente e sacrosantamente giuste.

Cessato il regime militare, si è continuato a non far nulla nell’Alto Adige. Anzi, peggio ancora, il Governo di allora mise mano a preparare per i tedeschi una mal concepita autonomia. Il Commissariato generale civile è stato più un organismo di diplomazia che di governo. Del resto i suoi poteri sono ben limitati se esso non può nemmeno requisire dei locali per uso di ufficio pubblico. Tutto fa capo a Roma. E Roma ha ben altre cose da fare.

Ma non si può andar avanti così senza preparare giorni sinistri al Paese. Non avremo forse da temere sommosse, rivolte, insurrezioni: i tedeschi non fanno gesti inutili. I signori del Verband lo hanno detto: non c’è che da aspettare che l’Italia sia in guerra. Sarà l’ora della disannessione. L’assenza di un governo italiano nell’Alto Adige rende tale eventualità naturale e logica.

Ebbene, meditiamo questa enormità. La più grande, la più sanguinosa, la più dura guerra del mondo ci ha condotti trionfalmente alla riconquista della porta di casa: il Brennero. Per averla perduta siamo stati schiavi. Nessuno può varcarla più finché siamo sulla soglia. Possiamo tener testa a qualunque esercito con immensa e permanente