Pagina:Barzini - Una porta d'Italia col Tedesco per portiere, Caddeo, Milano, 1922.djvu/42

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male dell’Italia si diventa influenti. La scuola italiana è una stalla, la scuola tedesca è un palazzo con delle maestre di Innsbruck o di Vienna che gridano pfui ai figli del ferroviere italiano quando passano per andare alla stalla. Come non farsi piccoli e non scrivere taisc sotto al nome?

Conviene fare i tedeschi per vivere. I più fieri pangermanisti locali si chiamano teutonicamente Gelmini, Gozzi, Abbelini... Se volete sentire delle buone insolenze contro l’Italia andate alla predica di don Clementi a Laives, o di don Magagna a Magre, o di don Zia a Laghetti, tutti goti della razza di Nicolussi. Citiamo questi nomi solo per mostrare quanto sia profonda e assoluta l’italianità dei luoghi, se di essa è fatta persino la materia di cui si compone l’inimicizia all’Italia. Facile e comoda inimicizia! Chi teme gli assenti e chi può esserne confortato e sorretto? L’Italia rimane impassibile e lontana, ha riconfermato l’autorità e il comando ai vecchi capi suoi nemici. Essa governa per interposta persona, e l’interposta persona è il Deutscher Verband. Cioè un simulacro dell’Austria.

Dobbiamo stupirci se i maestri tedeschi insegnano alla gioventù italiana la nostra storia sui testi e con le idee dell’Austria? Quando il calendario scolastico impone delle vacanze per ricorrenze patriottiche, non si dice ai bimbi italiani perchè si fa vacanza. Non debbono sospettare che l’Italia abbia delle glorie. Si proibisce agli allievi di cantare canzoni italiane e si fanno cantar loro