Pagina:Battisti, Al parlamento austriaco, 1915.djvu/172

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154 al popolo italiano

stava con un meraviglioso discorso. Ma chi lo ricordava in Italia ventiquattro ore dopo? Il fermento nazionale e ribelle, nascente fra quelle popolazioni austriache che più eran state devote alla dinastia degli Absburgo, sfuggiva al pubblico italiano. Non a torto Giovanni Pascoli in un impeto di dolore e di sincerità, sdegnato di tanta apatia e noncuranza, gridava: O irredenti, redimeteci voi! Solo qualche giornalista — le dita di una mano sono di troppo per contarli — dopo aver sentito per la centesima volta che gli studenti italiani venivano bastonati a Graz o ad Innsbruck, che i regnicoli venivano sfrattati da Trento e da Trieste, che i cittadini di Fiume erano accusati e condannati per attentati organizzati e commessi dalla polizia, che i trentini erano sistematicamente presi a gabbo con l’eterna vana promessa dell’autonomia, sentì il bisogno di occuparsi un po’ da vicino dell’Austria e pensò di visitare e studiare quelle terre irredente che erano divenute per l’Italia terre ignote, come quelle che i cartografi antichi definivano con l’indicazione glaces perpetua oppure hic sunt leones, implicitamente affermando che si trattava di terre.... pericolose a esplorarsi.

Nessuna meraviglia quindi se l’anno della guerra dell’Austria alla Serbia, l’anno della terribile conflagrazione europea ha trovato l’Italia impreparata, disorientata di fronte all’inevitabile revisione della carta politica d’Europa e di conseguenza di fronte al problema di Trento e Trieste.

Vi sono generazioni intere che non solo non