Pagina:Bellamy - L'avvenire, 1891.djvu/137

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impiegare il soprappiù delle nostre produzioni, ma lo spendiamo preferibilmente a scopo di divertimenti, ai quali tutti prendono parte; per sale pubbliche e teatri, gallerie artistiche, ponti, statue e comodità delle nostre città; per grandi rappresentazioni musicali e teatrali e per divertimenti popolari in vastissime proporzioni.

Voi non avete ancora una giusta idea del nostro modo di vivere, signor West; nelle nostre abitazioni abbiamo tutte le comodità, ma la magnificenza nella vita sociale, la dividiamo coi nostri concittadini; quando avrete veduto maggiormente, comprenderete dove va il nostro denaro, come usate dire, ed io penso che converrete che facciamo bene d’impiegarlo in questo modo.

Al ritorno della trattoria il dottor Leete osservò: «Suppongo che nessuna considerazione avrebbe maggiormente offeso la gente del vostro secolo, in cui tanto si adorava la ricchezza, quanto il dir loro che non sapevano far denaro. Ciò non pertanto, questo è il giudizio che la storia ha dato di essi; il vostro sistema dell’industria non organizzata, era economicamente stolto quanto moralmente aborrevole. L’egoismo era tutto quanto i vostri contemporanei conoscevano e, nella produzione industriale, l’egoismo è suicidio; la concorrenza, radice dell’egoismo è un’altra espressione per lo spreco delle forze, mentre nell’unione sta il segreto della produzione efficace e, soltanto quando il pensiero dell’aumento del tesoro personale, cede all’aumento della fortuna comune, può avverarsi l’unione industriale e cominciare realmente l’acquisto di ricchezze.

Quand’anche il principio della ripartizione uguale fra tutti gli uomini, non fosse la sola base umana e ragionevole della società, lo introdurremmo come spediente economico quando fossimo persuasi, che non è possibile una vera unione nell’industria, fintanto che non sia distrutta l’influenza malefica dell’egoismo.