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mentale degl’innamorati, irritandolo contro la legge tradizionale che essi offendevano. Non occorre che io spieghi — perchè chi mai non ha letto Ruth Elton! — quanto diversamente lo tratta il Berrian e con quale terribile effetto egli tratteggia il principio seguente: «Il nostro potere sul fanciullo non ancor nato è diviso, e la nostra responsabilità verso di lui è uguale a quella di Dio verso di noi. Dio ci tratterà a seconda del modo con cui avremo adempiuto il nostro dovere.»


CAPITOLO VENTISEESIMO




Se a qualcuno è permesso sbagliarsi nel computare i giorni della settimana, credo che le circostanze mi faranno perdonare questo errore. Infatti, se mi avessero detto che il metodo adottato per regolare il tempo era cambiato e che la settimana contava ora cinque, dieci o quindici giorni invece di sette, non mi sarei stupito dopo quanto avevo visto ed udito del 20° secolo. La mattina che seguì la conversazione citata nel capitolo precedente, sentii per la prima volta a parlare dei giorni della settimana. Il dottor Leete mi chiese se desideravo sentire una predica.

«È dunque domenica oggi?» esclamai.

«Sì,» rispose egli. «È venerdì dell’altra settimana che facemmo la felice scoperta della camera sepellita; scoperta alla quale dobbiamo di godere della vostra compagnia questa mattina. Sabato sera verso mezzanotte vi destaste per la prima volta e la domenica, dopo mezzogiorno, vi svegliaste una seconda volta, interamente rimesso in forze».

«Sicchè avete ancora delle domeniche e delle prediche?» dissi. «A noi era stato profetizzato che esse avrebbero cessato presto d’esistere; son curioso di sapere in quali rapporti stanno la chiesa e la società. Suppongo che avrete una specie di chiesa nazionale della quale i preti sono gl’impiegati».