Pagina:Bellamy - L'avvenire, 1891.djvu/157

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felice, l’umanità dà prova della sua innata divinità; anche allora, in quei tristi giorni in cui la grazia era pazzia, perfino la lotta per l’esistenza non riesciva a bandire dalla terra la generosità e la bontà. Si può benissimo giungere a spiegare la disperazione con cui uomini e donne, i quali, in altre condizioni, avrebbero potuto essere buonissimi, lottavano e si contendevano il possesso dell’oro, riflettendo a cio che allora significava il non averne ed a ciò che era la miseria in quel tempo. Per il corpo era la fame e la sete, la sofferenza, l’abbandono nella malattia ed il lavoro ingrato e crudele nei giorni di salute; per la natura morale era l’oppressione, il disprezzo, l’obbligo di sopportare ogni umiliazione; la perdita dell’innocenza infantile, della grazia, femminile, della dignità virile; per la mente eran le tenebre dell’ignoranza, e l’annientamento di tutte quelle qualità che ci distinguono dagli animali, la riduzione della vita ad un continuo lavoro materiale.

O amici miei, se voi ed i vostri figli foste costretti a scegliere fra questa sorte e l’accumulazione di tesori, per quanto tempo sareste capaci di resistere, prima di accettare il punto di vista dei vostri antenati?

Due o tre secoli fa accadde nelle Indie un fatto talmente barbaro che, quantunque non fossero molte le vittime che dovettero soccombere, esso verrà eternamente ricordato per la straordinaria crudeltà con cui fu compiuto. Alcuni prigionieri inglesi furono rinchiusi in uno spazio contenente una quantità d’aria respirabile, appena sufficiente alla decima parte di essi. Quegli sventurati erano uomini valorosi, fedeli compagni di servizio; eppure, non appena si furono resi conto del pericolo di soffocazione che li minacciava, dimenticarono tutto e lottarono furiosamente, gli uni contro gli altri, per poter giungere ad avvicinarsi alle strette aperture, dalle quali entrava l’aria pura. Fu una lotta nella quale gli uomini diventarono bestie ed il racconto, che i pochi sopravissuti, fecero del loro spavento, impressionò talmente i nostri antenati che, anche un secolo più tardi, questo fatto veniva citato, nella letteratura, come esempio tipico di ciò che è capace di fare un uomo che si trovi nel bisogno.