Pagina:Bellamy - L'avvenire, 1891.djvu/62

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Le dissi ancora di sì.

«Allora venite nella camera da musica», disse, ed io la seguii in una stanza ad intavolato, senza tende e col pavimento lucidato.

Ero preparato a vedere nuovi strumenti musicali, ma non scorsi nulla che ad essi somigliasse. E pare che facessi anche un viso molto stupito che fece ridere Editta.

«Guardate il programma di oggi», mi disse porgendomi un biglietto, «e ditemi ciò che desiderate di udire; ma riflettete, ora sono le cinque».

Sul biglietto vi era la data: 12 Settembre 2000, ed esso conteneva il più grandioso programma che avessi mai visto. Era variato quanto lungo e consisteva in un’infinità di canzoni, di assolo, duetti e quartetti istrumentali, ed in vari pezzi per orchestra. Ero assai confuso nel vedere una scelta così variata; ma il roseo dito d’Editta mi indicò una parte ove vari pezzi erano indicati coll’aggiunta — 5 ore pomeridiane — ; allora soltanto osservai che questo grandioso programma era diviso in 24 parti, a seconda delle ore. Nella divisione per le 5, erano accennati pochi pezzi ed io indicai un concerto per organo che desideravo udire.

«Son contenta che vi piaccia l’organo», disse.

«Credo non vi sia musica che meglio s’addica al mio umore».

Mi fece sedere allora in un comodo sedile, attraversò la stanza, girò, per quanto potei vedere, due o tre viti, e nella camera risuonò un grandioso pezzo per organo; i suoni si addicevano perfettamente alla grandezza della camera. Ascoltai sino alla fine senza fiatare. Non mi era certamente aspettata una tal perfezione di esecuzione.

«Grandioso!» esclamai, allorchè si fu spenta l’ultima nota, «Bach in persona deve sedere all’organo, ma dove si trova esso?»

«Aspettate un momento», disse Editta; «vorrei che ascoltaste questo valtzer prima di far domande; esso è stupendo», e mentre ella parlava, i dolci suoni di un violino mi facevano provare l’incanto di una notte d’estate. Quando il pezzo fu finito, ella disse: «Non v’è nulla di misterioso in questa musica. Essa non viene eseguita da fate o da geni; ma semplicemente da abilissime mani umane. Il principio del risparmio di lavoro mediante