Pagina:Bellamy - L'avvenire, 1891.djvu/98

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tra», osservò il dottor Leete, «ma potete fare qualche cosa di meglio, poichè voi siete, naturalmente, il maestro degli storiografi, riguardo a ciò che concerne il rapporto sociale dell’ultima parte del secolo XIX, e questo per noi è un periodo della storia, eccessivamente interessante; cosicchè, col tempo, quando vi sarete impratichito nelle nostre istituzioni, e vi sentirete disposto ad istruirci su quelle dei vostri tempi, troverete che la cattedra d’un professore, in uno dei nostri istituti, vi conviene perfettamente».

«Benissimo! benissimo!» esclamai, sentendomi, per questa proposta, liberato da un pensiero che cominciava ad inquietarmi seriamente. «Se realmente il secolo XIX ha tante attrative per la gente, ho certamente trovato un’occupazione; credo che nulla vi sia di meglio per guadagnarmi il pane e per un tale ufficio, posso, senza presunzione alcuna, vantarmi di una speciale abilità».


CAPITOLO DICIASSETTESIMO




Trovai le disposizioni della casa centrale per le merci, come me le aveva descritte Editta, e fui entusiasmato della meravigliosa azione che esercita sul lavoro, un’organizzazione perfetta. Immaginatevi un mulino gigantesco nelle cui tramoggie costantemente scorrono tonnellate di merci, per uscirne all’altra estremità in pacchi, libbre, oncie, metri, pollici e litri, rispondendo agl’infiniti e variati bisogni personali di un mezzo milione di uomini. Il dottor Leete a cui davo spiegazioni sul genere e modo di vendita delle nostre merci, mi dimostrò, con un calcolo, i sorprendenti risparmi che col nuovo sistema s’era giunti ad ottenere. Tornando a casa dissi: «Dopo ciò che ho visto oggi e da ciò che mi avete detto, come pure da ciò che appresi sotto la guida della signorina Editta, mi sono formato un concetto abbastanza chiaro del vostro sistema di divisione e mi è dato comprendere come