Pagina:Bergamo e sue valli, Brescia e sue valli, Lago d'Iseo, Valcamonica.djvu/52

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noni, che è appunto quella dei prati che si vedono in basso alla nostra destra, ed è la via da prendersi nel ritorno.

Giunti al Lago Moro (m. 2230), si vede il sentiero, pel quale si è giunti, salire sulla sinistra: questo scavalca la cresta e scende dall’altra parte nella val Cervo, forse la più cattiva via per calare in Valtellina.

La salita al Corno Stella si fa dal suo versante di mezzogiorno, ed il sentiero incomincia, appena segnato sulla nostra destra, alla foce del lago, delineandosi poi meglio di mano in mano che si sale fra le pietre fino al dosso erboso. Percorso questo in salita, il sentiero inoltra, sempre fra le pietre, finchè giunge a un punto in cui passa sulla cresta, larga meno di un metro, per un tratto di una trentina di passi. È questo il punto scabroso per chi patisce il capogiro, essendovi precipizio dall’una parte e dall’altra: per chi non ha questa debolezza non c’è alcun pericolo, poichè — per cura dei Club Alpino — vi si sono accomodate le pietre in modo da formare un sentiero affatto piano.

Oltrepassata questa cresta, il sentiero tiene la costa e sale lungo il fianco del Corno, fino a che, con un’ultima svoltata, mette sulla cima, larga 10 o 12 metri e piana. Qui si trova l’Omino, piccola piramide di pietre, fra i cui interstizii usano mettere i proprii nomi coloro che vi salgono. L’altezza è di m. 2620.

Magnifico ed indimenticabile è il panorama che di là si gode.

La discesa si fa per lo stesso sentiero fino al Lago Moro, e perciò, prima la svoltata, poi il fianco del Corno, indi la cresta e giù giù, le pietre, il dosso erboso, le pietre ancora e poi il lago.

Al lago si riprende il sentiero fatto prima venendo, fino a che si biforca ed incomincia quello basso, che si vede distintamente scendere nella valle, e seguirla sulla sua riva destra, frammezzo ai prati, prima dei Pianoni, rasentandone le baite senza tetto (m. 1926), poi quelli di Carisoli.

Giunti in fine della valle, il sentiero passa alla sua sinistra e va diritto ad imboccare la discesa per Carona entrando fra i pini. L’acqua della valle volge a destra e scende per suo conto senza più farsi vedere.

Il sentiero fra la pineta è bello e comodo, e conduce diritto a Carona. Quasi a metà discesa si trova la cascina Piazzella.

Qui è meglio abbandonare il primo sentiero, che volge un po’ a destra, e scendere alla cascina sotto la quale continua la via per Carona e fa guadagnare più di mezz’ora di tempo.

Da Carona (m. 1110) si scende in circa un’ora a Branzi, Si impiegheranno comprese le fermate, circa ott’ore.

2. a San Pietro Berbenno, per il Passo di Dordona o di Valmadre (2080 m.). Un buon sentiero, costeggiando il laghetto di Dordona (1937 m.). mette in 1 ora 30 a questo passo che si apre fra il monte Toro (2519 m.) ed il monte Cadelle (2483 m.). Si segue il sentiero, che si stacca dal laghetto e si dirige ad O. Passata la baita di Cadelle (2287 m.), il sentiero si biforca: un ramo mette al passo di Porcile girando a N.-E. del monte Valegoria (2426 m.) e l’altro va sino al passo di Tartano (vedi qui sotto, 3) lasciando a N. lo stesso monte. — Dal passo di Dordona, percorrendo la Valmadre e passando per Fusine (294 m.). si va in 4 ore a San Pietro Berbenno, stazione della ferrovia Valtellinese. (Vedi Guida Lampugnani: Spluga, Engadina, Valtellina).

3. a Morbegno per il Passo Tartano (2123 m.). — Si sale a questo passo direttamente da Foppolo, seguendo il pendio meridionale del monte Arete (2230 m.), ma è meglio salirvi da Cambrembo (1143 m.), da dove, in 1 ora 30, si arriva al passo. Il sentiero, raggiunto in poco tempo, sul lato settentrionale, quello proveniente dal passo Porcile, conduce per la valle Lunga in 2 ore a Tartano (1206 m.), modesto gruppo di case. Di là una mulattiera scende lentamente lungo la riva destra del torrente e passato Campo (1049 m., bella vista sul lago di Como, precipita