Pagina:Bertini - Guida della Val di Bisenzio, Prato, Salvi, 1892.djvu/182

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fatiche nè disagi; è una passeggiata che vi rallegra, vi ristora, vi ringagliardisce. La via è sempre sulla crina, per lungo tratto sulle praterie, ora sale, ora discende secondo la capricciosa struttura della Calvana.

Itinerario. — Dal M. Maggiore si prosegue per la vetta in direzione dell’Appennino; la via non può smarrirsi, ma si faccia attenzione di tenersi piuttosto a mano destra che a sinistra per evitare salite e discese inutili. E singolare il contrasto fra le due valli che si dominano dal crinale; quella del Bisenzio stretta e alpestre, l’altra della Sieve o del Mugello, ampia e ridente. Si arriva, scendendo un poco al valico di Pimonte, detto le Croci (750 m.), in 40 min. Un gruppo di alberi posto sul pendìo del monte è detto il Mandrione; vi si ricoverano le pecore a meriggiare.

La via che scende in Val di Bisenzio conduce a Sofignano (25 min.), e di qui a Vaiano (30 min.), l’altra in Val di Sieve va a Pimonte (40 min.) e di qui si raggiunge la via delle Croci di Barberino in 35 minuti.

Dal valico la strada sale un poco e per la Via Padre va al Prataccio mantenendosi sempre dalla parte del Mugello. Se la giornata è serena si veggono tutti i paesi della Val di Sieve, da Barberino a S. Gaudenzo, da Scarperia a S. Piero a Sieve; la bella strada nazionale sale da Montecarelli verso il passo della Futa svolgendosi sul dorso dell’Appennino come una striscia di panno bianco sur un prato. La veduta è la stessa che dal M. Maggiore.

Facendo una piegata per scansare un profondo avvallamento, si arriva alla base del Monte della Golaia che ci impedisce di vedere Montecuccoli; due