Pagina:Bettini - La stazione estiva di Montepiano, Firenze, Minorenni corrigendi, 1897.djvu/23

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cesso nel 1164 al Conte Alberto degli Alberti con quelli da essi ottenuti dall’Imperatore Carlo IV nel 1535.

Son celebri gli sforzi fatti da Leopoldo I per annettere alla Toscana il dominio di Vernio, ma il Consiglio Aulico decise esser questo sotto al dominio diretto del Sacro Romano Impero e perciò indipendente dal Granducato.

Cadde la dinastia de’ Bardi alla calata de’ Francesi in Italia. La rivoluzione francese tolse via quei principotti come molti e molti altri. Era il prodromo di quello che dovea succedere tredici lustri appresso: senonchè dalla servitù paesana si cadde allora nella servitù straniera e fu peggio....

«Beato te che il fato
A viver non dannò fra tanto orrore;
Che non vedesti in braccio
L’Itala moglie a barbaro soldato;
Non predar, non guastar cittadi e colti
L’asta inimica e il peregrin furore;
Non degl’Itali ingegni
Tratte l’opre divine a miseranda
Schiavitude oltre l’alpe, e non de’ folti
Carri impedita la dolente via;
Non gli aspri cenni ed i superbi regni;
Non udisti gli oltraggi e la nefanda
Voce di libertà, che ne schernia
Fra il suon delle catene e de’ flagelli.»

Sarà forse pedanteria, ma ho voluto riportare questi versi del Leopardi, nella sua apostrofe a Dante, e che alludono appunto quei tempi.

Vi furono proconsoli che, come Verre in Sicilia, spazzarono da Vernio quasi tutto quello che vi era di buono.

Nel 1797 i francesi lo riunirono alla repubblica cisalpina e vi mandarono tra gli altri, come commissario,

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