Pagina:Bianca Laura Saibante - Discorsi, e lettere, Venezia 1781.djvu/38

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
34


Tuque, o cara mihi, felicibus edita pennis
     Surge, et poscentes justa precare Deos.
Ac primum pura sommum tibi discute lympha,
     Et nitidas presso pollice finge comas.
Dein qua pridem oculos cepisti veste Properti,
     Indue; nec vacuum flore relinque caput

E similmente si trova presso Plauto nella Donzella Persiana, che il servo Toffilo, tutto allegro per aversi acquistata Lenniselene, prima di dare cominciamento alla gozzoviglia, per dimostrare alla nuova liberta la gran festa, ch’ei ne facea, con queste graziose paroline un vago serto le presenta:

Do hanc tibi florentem florenti: tu hic eris dictatrix nobis.

Nè qui strana cosa vi sembri, s’io passando a un tratto dalla profana allla sacra erudizione, non posso far a meno di rammemorare ciò che appunto si legge anche nel libro della Sapienza intorno a quegli scapestrati, e miscredenti uomini, i quali pensando, che colla morte del corpo avesse fine anche lo spirito, andavansi gli uni gli altri invitando al trastullo, e diceano:1 Vino pretioso, et unguentis nos impleamus: et non prætereat nos flos temporis. Coronemus nos rosis, antequam marcescant: nullum pratum sit quod non pertranseat luxuria nostra. Ora da questi ornamenti a’ Sacerdoti, a alle Sacerdotesse unicamente appartenenti, ne trasse, siccome io penso, motivo il volgo di ornarsene le tem-


pie,

  1. Lib. Sap. cap. II.