Pagina:Bianca Laura Saibante - Discorsi, e lettere, Venezia 1781.djvu/59

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alle Matrone Romane per l’importante servigio prestato da alcuna di esse alla Repubblica, quando uscite incontro a Coriolano, che tutto pieno di mal talento se ne veniva con un poderoso esercito alla volta di Roma, venne lor fatto di placarlo, e raddolcirlo, si fu questo di ordinare, che gli uomini da lì innanzi ceder dovessero la strada alle Donne: “In quarum honorem Senatus matronarum ordinem benignissimis decretis ornavit: sanxit namque, ut Fœminis semita viri cederent, confessus plus salutis in stola, quam in armis fuisse.„ E a questo proposito rammmenterò qui, giacchè mi cade in acconcio, che, come narra l’Abate Pacichelli nella sua Hieroliturgia (Capo IV. p. 22. sulla fede di Uberto Foglietta Hist. Gen. lib. 4.), anche l’invitto Imperadore Carlo V. avendo ridotta Genova in sua podestà, comandò in pena ai Genovesi, che diano sempre alle mogli la mano destra; anzi uditene propriamente il passo: Ut Fœminæ viros præcedant, cristatisque vestibus virgines, et variegatis coloribus utantur: viri contra pulli, et atrati incedant, dexteram semper uxoribus relinquentes. Ora come siasi introdotto quest’uso del dare la mano alle Donne, chiaramente lo veggiamo. Come acquistasse tanto piede, mi sembra ravvisarlo nella decadenza della Repubblica. Incominciavano gli uomini a condurre le Donne loro alle cene non solo de’ parenti, ma degli estranei ancora, e qui mettendole in mostra si compiacevano vederle favorite, ed onorate, o fossero le mogli, o le congiunte, per mezzo de’ quali nuovi onori esse Donne ardirono alquanto allargarli facendo, secondo


loro