Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.2, Zurigo, 1847.djvu/320

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312 capo xxix.

pari per scienza, nulla dissimili per modestia e virtù cittadine: tanto bastano pochi buoni a informare coll’esempio la moltitudine, e infonderle massime di dedizione alla patria.

A folla accorrevano eziandio i particolari di Venezia e delle province a consultarlo de’ loro privati affari; ed egli, sempre amorevole, tutti accoglieva con eguale affabilità, e imparziale ed amico del giusto, gli consigliava nel modo più conveniente ad evitare le spese e i disturbi, o a prescindere se la causa era ingiusta o poco probabile; sì che molti deponevano nel suo arbitrio la decisione della lite. E l’esperienza confermando i suoi giudizi, egli si era acquistato fama quasi di oracolo. Di tanta affluenza di negozi in che ogni altro benchè onesto giureconsulto avrebbe potuto accumulare non lieve peculio, il Sarpi non trasse mai profitto alcuno; e non che il pagamento ricusava i doni, sì che la povertà in cui fu trovato dopo morte fece meraviglia anco ai più indifferenti. Anzi questo suo allenamento da ogni cupidità od ambizione era così conosciuto e confessato anco in Roma, che i cortegiani erano soliti dire che l’avrebbono vinto se per questo lato avessero potuto appigliarlo.

Ciò nulla ostante Frà Paolo era uno di quei frati che fanno la fortuna del loro convento. Non era un santo, non faceva miracoli, non sanava dalle infermità con pregiudizio dei medici, non spacciava amuleti sacri pel dolore dei denti o per la quartana, e neppure valeva al confessionario, miniera di elemosine a chi sa bene palpare i pinzocheri. Ma il concorso delle persone che per curiosità o per