Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.2, Zurigo, 1847.djvu/54

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46 capo xix.

non può far meglio. Non è mio instituto di narrare il successo di questo libro, le confutazioni e le difese che ne furono fatte, le traduzioni, le ristampe, la voga che egli ebbe da una parte; dall’altra gli impegni del papa per farlo proibire, il dimenare dei gesuiti per arderne le copie, o confutarlo. Dirò solo che il re Giacomo, per tirare anco gli altri nella sua querela, ne mandò un esemplare a tutti i principi amici, raccomandandolo con lettere espresse e facendo sentire l’ingiustizia del papa e le massime terribili ch’egli voleva instituire come articoli di fede. Ma il re di Francia lo diede al gesuita Coton per confutarlo, il duca di Toscana al suo confessore per abbruciarlo, e il duca di Savoia che voleva far la guerra co’ soldati e non con la penna, l’avrebbe accettato se era una cambiale, ma trattandosi di un libro di teologia lo ricusò, il papa lo proibì; e i Veneziani, fertili in ripieghi per gradire al re e non disgustare il papa lo accettarono, e con un decreto onorevole il fecero chiudere, come dono prezioso, in una cassetta a chiave, sicchè nissuno potesse leggerlo.

Ho recitate queste minuzie necessarie a far rilevare un errore di Gilberto Burnet, che nella vita di Bedello, parlando di Frà Paolo dice, che egli, durante l’interdetto, desideroso di separare la Repubblica dalla Santa Sede, sollecitasse il cavaliere Wotton a presentare il libro del re Giacomo, sperando che avrebbe fatto colpo sull’anima de’ senatori. Quel libro era in confutazione ai due Brevi del papa e alla lettera del Bellarmino; quest’ultima, come abbiamo veduto, portava la data 28 settem-