Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.2, Zurigo, 1847.djvu/72

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64 capo xix.

suoi magistrati. Gl’inquisitori ed il nunzio ne fecero scalpore, e chiedevano la restituzione de’ fuggitivi e la prigionia di chi gli aveva aiutati a fuggire. Il governo procedendo colla solita sua gravità interrogò il Consultore, il quale, come è da aspettarsi, opinò che non si doveva fare nè l’uno nè l’altro. Ricordò al Collegio un Breve di papa Pio V, ora santo, il quale dichiara scomunicato chi rompe i carceri del Sant’Offizio o fa fuggire o tenta di fuggire; gravando il primo caso di lesa maestà, degno di morte, di confisca de’ beni, infami i discendenti suoi, incapaci di successione, di eredità, di donazione o legato od onore alcuno. Osservò quindi le esorbitanze di esso Breve, e l’Inquisizione essere il mezzo con cui la corte romana acquista autorità ed assoggetta alle sue leggi i popoli; e quanto sia necessario invigilarla e reprimerla e non menarle buono alcuna pretesa, e tenerla soggetta; perocchè se adesso le si concede di agire contro gli autori della fuga, altra volta vorrà agire contro il guardiano del carcere, poi contro il magistrato e finirà col padroneggiare ogni cosa.

I litigi colla Curia erano pressochè continui, instancabile questa a farli scaturire l’uno dall’altro, e costante la Repubblica e ribatterli. Fu di nuovo tirata in campo la già mentovata bolla di Clemente VIII sui catolici che vanno in paesi di eretici, facendo rimprovero a’ Veneziani che mercanteggiassero coi Turchi; a cui il Sarpi rispose cavando fuori un elenco di Bolle papali che gli licenziava a far mercanzia nei luoghi infedeli. Un eretico come era Frà Paolo avrebbe fatto meglio a ricorrere ai prin-