Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.2, Zurigo, 1847.djvu/79

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capo xix. 71

gerazioni: Frà Paolo a queste diplomatiche scappatoie oppose il testimonio autentico della storia. Era uso di quei tempi di dare a’ libri di scopo politico un’aria misteriosa, facendoli girare scritti a penna e lasciando che l’avidità de’ librai ne facesse poi qualche furtiva edizione. Questo metodo fu adoperato anco per la storia degli Uscocchi. Alla parte dell’arcivescovo di Zara il Consultore fece un’aggiunta che è un terzo dell’opera; poi tirando le faccende da lungo vi attaccò un supplimento che conduce la narrazione fin quasi al termine che ebbero quegli infesti e crudelissimi pirati, di cui colgo occasione per dirne l’indole e i costumi.

Fa maraviglia come un pugno d’uomini potesse apportare un così lungo travaglio, stantechè gli Uscocchi non arrivassero mai a più di sei o settecento atti all’armi, e computati i vecchi, i fanciulli e le donne, a 1000. Si dividevano in tre classi: casalini, cioè nativi di Segna, e non passavano i 100; stipendiati, ed erano Croati, Morlacchi ed altri Slavi, naturali nemici de’ Turchi e stipendiati dall’Austria per difendere Segna, ed erano 200 circa. Ma di stipendiati non avevano che il nome, stantechè quasi mai toccavano paghe. La povertà austriaca era tale che all’arciduca mancavano i denari per pagare un misero presidio di 200 uomini; onde quasi per necessità era costretto, con somma sua infamia, a lasciare che vivessero di ladreria. La terza classe di Uscocchi erano i venturieri, scappati dalle galere di Venezia o di Napoli, o banditi dalle Puglie, dallo Stato romano e dal veneto, le peggiori schiume del mondo. Avevano capi che chiamavano