Pagina:Bisi Albini - Donnina forte, Milano, Carrara, 1879.djvu/21

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E soffocano tutte le idee gentili che il cuore suggerisce, e affettano, in società, una ritenutezza che fa stizza.

A me pare che quell’astenersi dal dire quel che pensiamo, quel nascondere paurose e diffidenti la propria opinione, quello sfuggire qualunque discussione sopra cose o sopra azioni, il più delle volte non è timidezza, è... me lo lasciate dire? un’eccesso di amor proprio; è la paura di sbagliare, o anche di non essere comprese, e di incontrare un opposizione. Ma forse è sempre timidezza.

E il Leopardi che ha detto — se ben mi ricordo — che i timidi si guardano dal pungere gli altri per evitare d’essere punti essi stessi: perchè il loro amor proprio è grande come quello degli arroganti, o meglio, più sensitivo.

In ogni modo, credete, quell’incertezza del dire e non dire tiene come in sospeso la mente e toglie al cuore tutta la sua spontaneità. Non è forse vero?

Dunque... non ha torto mio cugino?!

No, no: ha sempre torto perchè fa del difetto di alcune una regola generale.

Egli guarda anche me con indifferenza attraverso la sua caramella, e quando mi ascolta par che dica:

«Parla, parla! non mi diverto: ma non importa: a questo mondo dobbiamo aver tutti il nostro quarto d’ora di seccature.»

Eran due mesi che non lo vedevo il mio amabile