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Pagina:Boccaccio, Giovanni – Opere latine minori, 1924 – BEIC 1767789.djvu/348

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342 nota


cielo e delle stelle ivi23, mss. a molti dal cielo (ma R2 legge del cielo) e dalle stelle, emend. voluto dal senso del passo; e meno ivi27, R1 ommette e ed R2 porta o; artefici ivi28, mss. artifici; constituzione 1732, mss. consuetudine, emend. delle stampe; i nobili ivi3, mss. a nobili; Memi ivi12, mss. Menii (ma cfr. Verg., Aen. V 117): all’emend. pensò dubitando il Gamba; i Corneli, i Claudi ivi13, mss. ommettono l’art.; chiamò ivi19, mss. chiama; attribuita ivi29, mss. attribuito; Aglao ivi31, mss. Aglauro, emend. del Gamba[1]; di subito ivi38, mss. subito (cfr. 1745); saluta 1746, mss. salutati; è ivi7, suppl. da me; Aversa ivi16, mss. Adversa; Barbato ivi19, il solo R1 con curiosa storpiatura Barbero (e peggio R2, che ha Ruberto!), emend. del Gamba e del Corazzini; e di quindi ivi21, e suppl. da me; la fuga ivi29, suppl. da me; le ricchezze ivi33, mss. le sue ricchezze; giú ivi38, suppl. da me; Castrizio 1752, mss. Casentio[2]; sconvenevolezza ivi35, mss. svenevolezza, emend. del Corazzini; a te ivi32, suppl. da me; scritte 1764, mss. scripta (cfr. scriptas 14710).

È possibile che la lettera non sia mai stata inviata a destinazione[3], ma è certo ch’essa fu divulgata. La morte del Nelli, avvenuta nel corso dell’estate medesima (1363) in cui l’ep. era stata scritta[4], impedí forse l’invio, ma non potè dirimere la ragione principale che aveva presieduto alla composizione del mordace scritto: il desiderio di sfogare la bile concepita contro l’Acciaiuoli, verso il quale sono dirette le punte piú aspre dell’invettiva[5].

XIII. — Sopravvive in tre mss. fiorentini: lo Strozziano 92 della Laurenziana (cc. 20 v-21 r), il II iv 108 della Nazionale Centrale (c. 164) ed il Laur. XC inf. 14 (cc. 166 v-167 v); il primo è della fine del Trecento, il secondo della prima metá del secolo XV[6],



  1. Cfr. Val. Max., VII i; di qui anche la menzione «Aglai sofidii, parvi possessoris agelli» nella Genologia (cfr. Hecker, op. cit., p. 200, l. 30).
  2. E cosí le stampe. Cfr. Val. Max., VI ii.
  3. Cfr. Traversari, art. cit., p. 104; Hauvette, Boccace, p. 372.
  4. La data è stabilita incontestabilmente dal sapersi ormai con certezza che il soggiorno napoletano a cui l’ep. si riferisce durò dal novembre 1362 all’aprile ’63 (cfr. Hecker, op. cit., p. 81, n. 2; Traversari, pp. 113-7 1 Vattasso, pp. 23-5; Giorn. stor., LXV, p. 408). Senza fondamento, come avvertí del resto lo stesso editore, è la data 1367 apposta in calce allo scritto nel tardo e scorretto ms. Marciano seguito dal Gamba (ediz. cit., p. 62, e cfr. p. 72).
  5. Ma «la plus forte déception lui vint de Nelli» (Hauvette, p. 378), e contro di lui è possibile che il Bocc. si sfogasse anche altrove: cfr. Giorn. stor., LXI, pp. 357-60.
  6. Consta di due parti estranee l’una all’altra: la prima (cc. 1-105 della numerazione complessiva) fu scritta negli anni 1464-’65 a Matelica, la seconda (cc. 106-169, mutila in fine) sembra an ch’essa di provenienza marchigiana e si direbbe d’una cinquantina d’anni piú antica; qui è l’ep. del Nostro.