Pagina:Boccaccio - Decameron I.djvu/387

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novella settima 383

[VII]

Teodoro, innamorato della Violante figliuola di messere Amerigo suo signore, la ’ngravida ed è alle forche condannato; alle quali frustandosi essendo menato, dal padre riconosciuto e prosciolto, prende per moglie la Violante.


Le donne, le quali tutte temendo stavan sospese ad udire se i due amanti fossero arsi, udendogli scampati, lodando Iddio, tutte si rallegrarono; e la reina, udita la fine, alla Lauretta lo ’ncarico impose della seguente; la quale lietamente prese a dire:

Bellissime donne, al tempo che il buon re Guiglielmo la Cicilia reggeva, era nell’isola un gentile uomo chiamato messere Amerigo Abate da Trapani, il quale, tra gli altri ben temporali, era di figliuoli assai ben fornito; per che, avendo di servidori bisogno e venendo galee di corsari genovesi di Levante, li quali costeggiando l’Erminia molti fanciulli avevan presi, di quegli, credendogli turchi, alcun comperò, tra’ quali, quantunque tutti gli altri paressero pastori, n’era uno il quale gentilesco e di migliore aspetto che alcuno altro pareva, ed era chiamato Teodoro. Il quale, crescendo, come che egli a guisa di servo trattato fosse, nella casa, piú co’ figliuoli di messere Amerigo si crebbe: e traendo piú alla natura di lui che all’accidente, cominciò ad esser costumato e di bella maniera, intanto che egli piaceva sí a messere Amerigo, che egli il fece franco; e credendo che turchio fosse, il fe’ battezzare e chiamar Pietro, e sopra i suoi fatti il fece il maggiore, molto di lui confidandosi. Come gli altri figliuoli di messere Amerigo, cosí similmente crebbe una sua figliuola chiamata Violante, bella e dilicata giovane, la quale, soprattenendola il padre a maritare, s’innamorò per ventura di Pietro: ed amandolo e faccendo de’ suoi costumi e delle sue opere grande stima, pur si vergognava di discoprirgliele. Ma Amore questa fatica le tolse, per ciò che, avendo Pietro piú volte cautamente guatatala, sí s’era di lei innamorato, che bene alcun non sentiva se non quanto la vedea: ma forte temea non di questo alcun s’accorgesse,