Pagina:Boccaccio - Decameron I.djvu/412

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408 giornata quinta

a me non avviene. Ché, posto che io sia da te ben vestita e ben calzata, tu sai bene come io sto d’altro e quanto tempo egli ha che tu non giacesti con meco; ed io vorrei innanzi andar con gli stracci indosso e scalza, ed esser ben trattata da te nel letto, che aver tutte queste cose, trattandomi come tu mi tratti. Ed intendi sanamente, Pietro, che io son femina come l’altre, ed ho voglia di quel che l’altre, sì che, perché io me ne procacci, non avendone da te, non è da dirmene male: almeno ti fo io cotanto d’onore, che io non mi pongo né con ragazzi né con tignosi. — Pietro s’avvide che le parole non eran per venir meno in tutta notte; per che, come colui che poco di lei curava, disse: — Or non piú, donna: di questo ti contenterò io bene; farai tu gran cortesia di fare che noi abbiamo da cena qualche cosa, ché mi pare che questo garzone, altressi ben come io, non abbia ancor cenato. — Certo no, — disse la donna — che egli non ha ancor cenato, ché quando tu nella tua malora venisti, ci ponevam noi a tavola per cenare. — Or va’ dunque, — disse Pietro — fa’ che noi ceniamo, ed appresso io disporrò di questa cosa in guisa che tu non t’avrai che ramaricare. — La donna, levata su, udendo il marito contento, prestamente fatta rimetter la tavola, fece venir la cena la quale apparecchiata avea, ed insieme col suo cattivo marito e col giovane lietamente cenò. Dopo la cena, quello che Pietro si divisasse a sodisfacimento di tutti e tre, m’è uscito di mente; so io ben cotanto, che la mattina vegnente infino in su la piazza fu il giovane, non assai certo qual piú stato si fosse la notte o moglie o marito, accompagnato. Per che cosí vi vo’ dire, donne mie care, che, chi la ti fa, fagliele: e se tu non puoi, tien’loti a mente fin che tu possa, acciò che quale asino dá in parete tal riceva.

Essendo adunque la novella di Dioneo finita, meno per vergogna dalle donna risa che per poco diletto, e la reina conoscendo che la fine del suo reggimento era venuta, levatasi in piè e trattasi la corona dell’alloro, quella piacevolmente mise in capo ad Elissa, dicendole: — A voi, madonna, sta omai il comandare.