Pagina:Boccaccio - Decameron II.djvu/332

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
326 conclusione dell'autore

Tuttavia chi va tra queste leggendo, lasci star quelle che pungono, e quelle che dilettano legga: elle, per non ingannare alcuna persona, tutte nella fronte portan segnato quello che esse dentro dal loro seno nascoso tengono. Ed ancora, credo, sará tal che dirá che ve ne son di troppo lunghe; alle quali ancora dico che chi ha altra cosa a fare, follia fa a queste leggere, eziandio se brievi fossero. E come che molto tempo passato sia da poi che io a scriver cominciai infino a questa ora che io alla fine vengo della mia fatica, non m’è per ciò uscito di mente, me avere questo mio affanno offerto all’oziose e non all’altre: ed a chi per tempo passar legge, niuna cosa puote esser lunga, se ella quel fa per che egli l’adopera. Le cose brievi si convengon molto meglio agli studianti, li quali non per passare ma per utilmente adoperare il tempo faticano, che a voi donne, alle quali tanto del tempo avanza quanto negli amorosi piaceri non ispendete; ed oltre a questo, per ciò che né ad Atene né a Bologna o a Parigi alcuna di voi non va a studiare, piú distesamente parlarvi si conviene che a quegli che hanno negli studi gl’ingegni assottigliati. Né dubito punto che non sien di quelle ancor che diranno, le cose dette esser troppo piene e di motti e di ciance, e mal convenirsi ad uno uomo pesato e grave aver cosí fattamente scritto. A queste sono io tenuto di render grazie e rendo, per ciò che, da buon zelo movendosi, tènere sono della mia fama. Ma cosí alla loro opposizion vo’ rispondere: io confesso d’esser pesato, e molte volte de’ miei di essere stato; e per ciò, parlando a quelle che pesato non m’hanno, affermo che io non son grave, anzi sono io sì lieve, che io sto a galla nell’acqua: e considerato che le prediche fatte da’ frati per rimorder delle lor colpe gli uomini, il piú oggi piene di motti e di ciance e di scede si veggiono, estimai che quegli medesimi non istesser male nelle mie novelle, scritte per cacciar la malinconia delle femine. Tuttavia, se troppo per questo ridessero, il lamento di Geremia, la passione del Salvatore ed il ramarichio della Maddalena ne le potrá agevolmente guerire. E chi stará in pensiero che ancor di quelle non si truovino che diranno che io abbia mala lingua e velenosa, per ciò