Pagina:Boccaccio - Decameron di Giovanni Boccaccio corretto ed illustrato con note. Tomo 5, 1828.djvu/161

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avendo diliberato, mi sopravvenne un sudore freddo, e una compassion di me stesso, con una paura mescolata di non passare di malvagia vita a piggiore se io questo facessi, che fu di tanta forza, che quasi del tutto ruppe e spezzò quello proponimento che io davanti reputava fortissimo: perchè ritornatomi alle lagrime e al primiero rammarichio tanto in esse multiplicai, che ’l desiderio della morte, dalla paura di quella cacciato, ritornò un’altra volta: ma tolto via come la prima, e le lagrime ritornate, a me in così fatta battaglia dimorante, credo da celeste lume mandato, sopravvenne un pensiero, il quale così nella afflitta mente meco cominciò assai pietosamente a ragionare. Deh stolto, che è quello a che il poco conoscimento della ragione, anzi più tosto il discacciamento di quella, ti conduce? Or se’ tu sì abbagliato che tu non t’avvegghi che, mentre tu estimi altrui in te crudelmente adoperare, tu solo se’ colui che verso te incrudelisci? Quella donna, che tu, senza guardar come, incatenata la tua libertà, e nelle sue mani rimessa, t’è, siccome tu di’, di gravi pensieri cagione: tu se’ ingannato; tu, non ella ti se’ della tua noia cagione: mostrami dov’ella venisse ad isforzarti che tu l’amassi: mostrami con quali armi, con quali giurisdizioni, con qual forza ella t’abbia qui a piagnere e a dolerti menato, o ti ci tenga: tu nol mi potrai mostrare, perciocch’egli non è. Vorrai forse dire: ella conoscendo ch’io l’amo, dovrebbe amar me, il che non faccendo, m’è di questa noia cagione, e con questo mi ci mena, e con questo mi ci tiene? Questa non è ragione ch’abbia alcun valore: forse che non le piaci tu: come vuo’ tu