Pagina:Boccaccio - Decameron di Giovanni Boccaccio corretto ed illustrato con note. Tomo 5, 1828.djvu/162

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che alcuno ami quello che non gli piace? dunque se tu ti se’ messo ad amar persona a cui tu non piaci, non è, se mal te ne viene, colpa della persona amata, anzi è tua, che sapesti male eleggere: dunque se per non essere amato ti duoli, te ne se’ tu stesso cagione. E perchè apponi tu ad alcuno quello che tu medesimo t’hai fatto e ti fai? E certo per lo averti tu stesso offeso meriteresti tu appo giusto giudice ogni grave penitenzia: ma perciocch’ella non è quella che al tuo conforto bisogna, anzi sarebbe uno aggiugnere di pena sopra pena, non è ora da andar cercando questa giustizia: ma veggiamo, se tu in te stesso incrudelisci, quel che tu avrai fatto. Ciò che l’uomo fa, o per piacere a sè stesso, o per piacere ad altrui, o per piacere a sè e ad altrui il fa, o per lo suo contrario. Ma veggiamo se quello a che la tua bestialità ti reca è tuo piacere o dispiacere. Che egli non sia tuo piacere assai manifestamente appare, perciocchè s’e’ ti piacesse tu non te ne rammaricheresti, nè ne piangeresti come tu fai. Resta dunque a vedere se questo tuo dispiacere è piacere o dispiacere d’altrui. Nè d’altrui è ora da cercare, se non di quella donna per cui tu a ciò ti conduci, la quale senza dubbio o ella t’ama, o ella t’ha in odio, o egli non è nè l’uno nè l’altro. Se ella t’ama, senza niuno dubbio la tua afflizione l’è noiosa e dispiacevole: or non sai tu, che per far noia e dispiacere ad altrui non s’acquista nè si mantiene amore, anzi odio e nimistà? Non pare che tu abbi tanto caro l’amore di questa donna quanto tu vuogli mostrare, se tu con tanta animosità fai quello che le dispiace, e disideri di far peggio. Se ella t’ha in odio, se tu non se’ del tutto fuori di