Pagina:Boccaccio - Decameron di Giovanni Boccaccio corretto ed illustrato con note. Tomo 5, 1828.djvu/250

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
246

dire, che se punto di gentilezza nell’animo hai, o quella avessi che già ebbe il legnaggio del re Bando di Bervich, tutta l’avresti bruttata e guasta costei amando. Ora io potrei, oltre a quello che ho detto, ad assai più altre cose procedere, e con più lungo sermone e con parole più aspre, contro alla ignominia della malvagia femmina che ti prese e contro alla tua follia e alla colpa da te commessa; ma volendo che quelle che dette sono bastino, quelle che tu vogli dire aspetterò.

Io aveva colla fronte bassa, siccome coloro che il loro fallo riconoscono, ascoltato il lungo e vero parlar dello spirito; e sentendo lui a quello aver fatto fine e tacere, lagrimando alquanto, il viso alzava, e dissi: ottimamente, benedetto spirito, dimostrato m’hai quello che alla mia età e a’ miei studii si convenia; e in spezialtà la viltà di costei, la quale il mio falso giudicio, per donna della mia mente, nobilissima cosa estimandola, eletta avea; e i suoi costumi e i suoi difetti e le maravigliose virtù sue, con molte altre cose, e con parlare ancora assai più dolce che ’l mio peccato non meritava, me riprendendo, m’hai dimostrato quanto gli uomini naturalmente di nobiltà le femmine eccedono, e chi io in particulare sia. Le quali cose ciascuna per sè e tutte insieme hanno sì in diritto rivolta la mia essenzia, e il mio animo permutato, che, senza niuno dubbio, di ciò che mi pareva davanti, ora mi pare il contrario: in tanto che, quantunque piissima sia colei li cui prieghi la tua venuta a me impetrarono, appena che io possa sperar giammai perdono o salute, quantunque ella la mi prometta, sì mi par grave e spiacevole il mio peccato: e perciò temo, che dove per