Pagina:Boccaccio - Fiammetta di Giovanni Boccaccio corretta sui testi a penna, 1829.djvu/115

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adoperino. Oh quanti già in simili luoghi ne vidi, li quali dopo avere mirato, e non avendo la loro donna veduta, reputando meno che bello il festeggiare, malinconiosi si partivano! De’ quali alcuno, avvegna che debole, riso nel mezzo de’ miei mali trovava luogo, veggendomi compagnia ne’ dolori, e conoscendo per li miei mali stessi li guai altrui.

Adunque, carissime donne, cosí disposta, quale le mie parole dimostrano, m’aveano li dilicati bagni, le faticose cacce e li marini liti d’ogni festa ripieni: per che dimostrando il mio palido viso, li sospiri continui e il cibo parimente col sonno perduti, allo ingannato marito e alli medici la mia infermità non curabile, quasi della.mia vita disperandosi, alla città lasciata ne tornavamo; nella quale la qualità del tempo molte e diverse feste apprestante, con quelle, cagioni di varie angoscie m’apparecchiava.

Egli avvenne, non una volta ma molte, che dovendo novelle spose andare a’ loro mariti, primieramente io, o per parentado stretto, o per amistà, o per vicinanza fui invitata alle nuove nozze, alle quali andare piú volte mi costrinse il mio marito, credendosi in cotale guisa la manifesta mia malinconia alleggiare. Adunque in questi cosí fatti giorni li lasciati ornamenti mi convenia ripigliare, e i negletti capelli, d’oro per addietro da ognuno giudicati, allora quasi a cenere simili divenuti, come io poteva in ordine rimetteva. E ricordandomi con piú piena memoria, a cui essi oltre ad ogni altra mia bellezza soleano piacere, con nuova malinconia riturbava il turbato animo; e alcuna volta avendo io me medesima obliata, mi ricorda che non altramente che da intimo sonno rivocata dalle mie serve, ricogliendo il