Pagina:Boccaccio - Fiammetta di Giovanni Boccaccio corretta sui testi a penna, 1829.djvu/134

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sono utili gli alti palagi, i ricchi letti e la molta famiglia, se l’animo da ansietà è occupato, errando per le contrade da lui non conosciute dietro a Panfilo, non concedendo a’ lassi membri quiete alcuna?

Oh come è dilettevole, e quanto è grazioso con tranquillo e libero animo il priemere le ripe de trascorrenti fiumi, e sopra i nudi cespiti menare li lievi sonni, li quali il fuggente rivo con mormorevoli suoni e dolci senza paura nutrica! Questi senza alcuna invidia sono conceduti al povero abitante le ville, molto piú da disiderare che quelli, li quali, allettati con piú lusinghe, sovente o da pronte sollecitudini cittadine o da strepiti di tumultuante famiglia sono rotti. La costui fame, se forse alcuna volta lo stimola, li còlti pomi nelle fedelissime selve raccolti la scacciano, e le nuove erbette di loro propria volontà fuori della terra uscite sopra li piccoli monti ancora gli ministrano saporosi cibi. Oh quanto gli è, a temperare la sete, dolce l’acqua della fonte presa e del rivo con concava mano. Oh infelice sollecitudine de’ mondani, a sostentamento de’ quali la natura richiede e apparecchia leggierissime cose! Noi nell’infinita multitudine di cibi la sazietà del corpo crediamo compiere, non accorgendoci in quelli essere le cagioni nascose, per le quali gli ordinati omori spesse volte sono piuttosto corrotti che sostentati; e alli lavorati beveraggi apprestando l’oro e le cavate gemme, sovente in essi veggiamo gustare li veleni frigidissimi, e se non questi, almeno Venere pur si bee; e talvolta per quelli a sicurtà soperchia si viene, per la quale, o con parole o con fatti, misera vita o vituperevole morte s’acquista. E spesse volte ancora avviene che, molti di quelli avendo bevuti, assai peggio che insensato