Pagina:Boccaccio - Fiammetta di Giovanni Boccaccio corretta sui testi a penna, 1829.djvu/174

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fermo, nè altra cosa aspettava che tempo, quando un freddo sùbito entrato per le mie ossa, tutta mi fece tremare, il quale con seco recò parole così dicenti: O misera, che pensi tu di fare? Vuo’ tu per ira e per corruccio divenire nulla? Or se tu fossi pure ora per morire da infermità grave costretta, non ti dovresti tu ingegnare di vivere, acciò che almeno una volta innanzi la morte tua tu potessi vedere Panfilo? Non pensi tu che morta nol potrai vedere, nè la pietà di lui verso te niuna cosa potrà operare? Che valse a Fillis non paziente la tarda tornata di Demofonte? Essa fiorendo senza alcuno diletto sentì la venuta sua, la quale se sostenere avesse potuto, donna, non albero l’averia ricevuto. Vivi adunque, chè egli pure tornerà qui alcuna volta, o amante o nemico che egli ci torni; e quale che egli d’animo ci torni, tu pur l’amerai, e per avventura il potrai vedere, e farlo pietoso de’ casi tuoi: egli non è di quercia, o di grotta, o di dura pietra scoppiato, nè bevve latte di tigre o di quale altro più fiero animale, nè ha cuore di diamante o d’acciaio, che egli a quelli non sia pietoso e pieghevole; ma se pure da pietà non fia vinto, vivendo tu, allora di morire più licito ti sarà. Tu hai oltre ad uno anno senza lui sostenuta la trista vita; bene la puoi ancora sostenere oltre ad uno altro. In niuno tempo falla la morte a chi la vuole: ella fia così presta, e molto meglio allora che ella non è ora; e potraine andare con isperanza che egli alcuna lagrima, quantunque nemico e crudele sia, porgerà alla tua morte. Ritira adunque indietro il troppo sùbito consiglio, però che chi di consigliare s’affretta, si studia di pentere. Questo che tu vuoi