Pagina:Boccaccio - Fiammetta di Giovanni Boccaccio corretta sui testi a penna, 1829.djvu/187

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più movendosi di lontano, non altramente che facciano li montoni africani per dare maggiore percossa, più m’offendesse; e in questa maniera con vana allegrezza alquanto diede sosta alle mie doglie.

Essendo già per ogni mese promesso troppo più di quattro dimorato il poco fedele amante, avvenne che un giorno, dimorando io ne’ pianti usati, la vecchia balia, con passo più spesso che la sua età non prestava tutta nel vizzo viso di sudore molle, entrò nella camera nella quale io era, e postasi a sedere, battendole forte il petto, negli occhi lieta, più volte cominciò a parlare; ma l’ansietà del polmone procedente ogni volta nel mezzo le rompea le parole. Alla quale io piena di maraviglia dissi: O cara nutrice, che fatica è questa che t’ha così presa? Qual cosa disideri tu di dire con tanta fretta, che prima l’affannato spirito non lasci posare? E` ella lieta o dolente? Apparecchiomi io di fuggire o di morire, o che debbo fare? Il tuo viso alquanto, non so di che nè per che, rinverdisce la mia speranza, ma le cose lungamente state contrarie mi porgono quella paura di peggio che ne’ miseri suole capère. Di’ adunque tosto, non mi tenere più sospesa: qual fu la cagione della tua rattezza? Dimmi se lieto Iddio, o infernal furia, qui t’ha sospinta.

Allora la vecchia, ancora appena riavuta la lena, intrarompendo le mie parole, assai più lieta disse: O dolce figliuola, rallègrati, niuna paura è ne’ nostri detti; gitta via ogni dolore, e la lasciata letizia ripiglia: il tuo amante torna.

Questa parola entrata nell’animo mio sùbita allegrezza vi mise, sì come li miei occhi mostrarono; ma la miseria usata in brieve la tolse via e nol credetti, anzi piagnendo dissi: O cara balia, per li