Pagina:Boccaccio - Fiammetta di Giovanni Boccaccio corretta sui testi a penna, 1829.djvu/197

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viene?

Ed ella disse: Non so se infermità o altro accidente l’occupa.

Dunque diss’io  non l’hai tu veduto, o forse non è venuto?

Ella allora disse: Veramente l’ho io veduto, ed è venuto, ma non quello che noi attendevamo.

Allora diss’io: E chi t’ha fatta certa che quegli che è venuto non sia desso? Vedestil tu altra volta, o ora con occhio chiaro il rimirasti?

Veramente disse ella io nol vidi altra volta costui, che io sappia; ma ora, a lui venuta, da quello giovine menata che della sua tornata m’aveva prima parlato, dicendogli egli che io più volte di lui avea dimandato, mi dimandò che dimandassi; al quale io risposi la sua salute; e dimandatolo io come il vecchio padre stesse, e in che stato l’altre cose sue fossero, e quale era stata la cagione di sì lunga dimora dopo la sua partita, rispose sè padre mai non avere conosciuto, però che postumo era, e che le sue cose, degl’iddii grazia, tutte prosperamente stavano, e che mai più quivi non era dimorato e ora intendeva di dimorarci poco. Queste cose mi fecero maravigliare, e dubitando non fossi gabbata, dimandai del suo nome, il quale egli semplicemente mi disse; il quale io non udii prima, che da somiglianza di nome me con teco conobbi ingannata.

Udite io queste cose, il lume fuggì agli occhi miei e ogni spirito sensitivo per paura di morte se n’andò via, e appena, sopra le scale cadendo là dove io era, tanta forza rimase in tutto il corpo che mi bastasse a dire Ohimè!. La misera vecchia piagnendo, e l’altre servigiali della casa chiamate, me per morta nella trista camera sopra il mio letto portarono, e quivi con acque fredde rivocando gli smarriti spiriti, per lungo spazio credendo e non credendo