Pagina:Boccaccio - Fiammetta di Giovanni Boccaccio corretta sui testi a penna, 1829.djvu/37

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parole: Voi, turba di vaghe giovini, di focosa libidine accese, sospingendovi questa, vi avete trovato Amore essere iddio al quale piuttosto giusto titolo sarebbe furore; e lui di Venere chiamate figliuolo, dicendo che egli dal terzo cielo piglia le forze sue, quasi vogliate alla vostra follia porre necessità per iscusa. O ingannate, e veramente di conoscimento in tutto fuori! Che è quello che voi dite? Costui, da infernale furia sospinto, con sùbito volo visita tutte le terre, non deità, ma piuttosto pazzia di chi il riceve, benchè esso non visiti al più se non quelli, li quali, di soperchio abondanti nelle mondane felicità, conosce con gli animi vani e atti a fargli luogo: e questo ci è assai manifesto. Ora non veggiamo noi Venere santissima abitare nelle piccole case sovenente, solamente e utile al necessario nostro procreamento? Certo sì; ma questi, il quale, per furore, Amore è chiamato, sempre le dissolute cose appetendo, non altrove s’accosta che alla seconda fortuna. Questi, schifo così di cibi alla natura bastevoli come di vestimenti, li dilicati e risplendenti persuade, e con quelli mescola i suoi veleni, occupando l’anime cattivelle; per che, costui così volontieri gli alti palagi colente, nelle povere case rade volte si vede o non giammai; però che è pestilenza, che solo elegge i dilicati luoghi, sì come più al fine delle sue operazioni inique conformi. Noi veggiamo nell’umile popolo gli affetti sani; ma li ricchi d’ogni parte di ricchezze splendenti, così in questo come nell’altre cose insaziabili, sempre più che il convenevole cercano, e quello che non può chi molto può disidera di potere; de’ quali te medesima sento essere una, o infelicissima giovine, in nuova